Cosmetica e Test sugli Animali: Stop alla Crudeltà in Europa

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Test sugli animali e industria dei cosmetici: dall’ 11 marzo 2013 si cambia rotta, almeno in Europa. Una delle più abominevoli vergogne dell’ Uomo ha finalmente avuto una battuta d’ arresto.

L’ 11 marzo segna una data importante per quanto riguarda i test sugli animali nel settore del make up: l’ Unione Europea ha, infatti, imposto uno stop alla commercializzazione di tutti i prodotti cosmetici derivanti da sperimentazione su cavie: uno stop forte per dire un fermo NO ai cosmetici testati sugli animali e che suona come un piccolo passo verso il riconoscimento della sacrosanta dignità di tutti gli essere viventi e, nello specifico, di tutti gli animali.

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Una questione complessa, quella dei test sugli animali, e molto dibattuta. I test, infatti, riguardano i cosmetici (tutti i tipi, anche gli shampoo, il sapone, i detersivi, etc…) in quanto questi prodotti sono composti da un certo numero di sostanze chimiche spesso prodotte da aziende diverse rispetto a quelle che, successivamente, producono e mettono in commercio il prodotto cosmetico finito.

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Il sito della LIMAV (Lega Internazionale Medici per l’ Abolizione della Vivisezione) rende noti i più comuni test condotti su animali da laboratorio tra cui il test LD50, il test LC50, il Draize Test oculare, il Draize Test cutaneo e il Test di cancerogenicità.

Riportiamo di seguito la spiegazione di alcuni di questi test (estratto dal sito della LIMAV, link diretto).

Draize Test oculare: metodo di valutazione della capacità di una sostanza di irritare i tessuti dell’occhio umano, consistente nell’instillare la sostanza negli occhi dei conigli per poi esaminare, a distanza di vari giorni, i danni che essa provoca ai tessuti dell’occhio.

Draize Test cutaneo: metodo di valutazione della capacità di una sostanza di irritare la cute umana, consistente nell’applicare la sostanza in esame sulla pelle depilata ed abrasata di animali, in genere conigli o cavie, per poi valutare a distanza di tempo l’ irritazione provocata.

Test di cancerogenicità: test finalizzato a stabilire se una sostanza è o meno cancerogena (ovviamente, per gli animali su cui si sperimenta, non per l’uomo). Generalmente vengono usati roditori ai quali viene fatta ingerire o inalare la sostanza per un periodo anche di diversi anni. In seguito gli animali vengono uccisi e sottoposti ad autopsia per stabilire la presenza di eventuali tumori.

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I test sulle cavie animali sono da almeno 20 anni sotto la lente di ingrandimento di chi gli animali li ama, riconosce loro dignità e li considera parte della Natura: dopo alcuni step (e altrettanti stop) si è finalmente raggiunta l’ intesa che ha messo definitivamente al bando i test di laboratorio con animali per verificare l’ innocuità dei componenti a maggiore complessità ( ossia tossicità a dose ripetuta, come sensibilizzazione cutanea e cancerogenicità) impiegati dall’industria cosmetica.

Già nel 2004 (divieto di sperimentazione sugli animali) e nel 2009 (divieto di commercializzare nell’ Unione Europa prodotti cosmetici contenenti ingredienti testati sugli animali) erano stati fatti alcuni passi a favore degli animali, ma è stato necessario attendere il 2013 per il divieto assoluto anche dei test a maggiore complessità.

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Attenzione, però, a possibili evasioni e licenze poetiche. La posizione di Bruxelles non garantisce che il mercato europeo della cosmesi sia davvero completamente “cruelty free” dal momento che il divieto di commercializzazione non implica il divieto di importazione di prodotti testati sugli animali all’ estero e prevede, invece, un ulteriore test condotto con metodi alternativi uno volta che il prodotto sia arrivato in Europa: questo significa che, per esempio, un mascara può essere stato testato in India o in Cina su delle cavie animali e, una volta arrivato in Europa, venga sottoposto ad un test alternativo prima di essere messo in commercio in Europa.

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Questa è, di fatto, una scappatoia per i grandi produttori di cosmetici che possono contare su varie sedi e siti produttivi e di sperimentazione in tutto il mondo.

Un secondo punto aperto è che il provvedimento europeo riguarda solamente il settore cosmetico, mentre non impone lo stesso divieto per le industrie farmacologiche e quello del cibo. Senza considerare che molti ingredienti testati sugli animali dall’ industria farmacologica possono essere utilizzati anche in quella cosmetica.

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