Import Export Italia: Qualità tra Prevaricazione e Incompetenza

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Che la legge sia quella del più forte da sempre, ce ne siamo accorti da tempo. Il più forte, però, non sempre è il più giusto o il più onesto o il migliore. In campo commerciale, solitamente, il più forte è semplicemente quello che riesce a fagocitare tutto e tutti, con mezzi leciti e meno lecitia prescindere dalla qualità del prodotto o del servizio venduto.

E, contrappasso vuole, che il più debole non necessariamente sia quello con la qualità peggiore, ma semplicemente quello più traballante dal punto di vista politico, quello che non sia in grado di fare i propri interessi.

Al bando false ipocrisie e scuse da demagoghi: l’ Italia poche volte nella sua intensa e rocambolesca storia è stata in grado di far valere sè stessa e il valore della sua qualità ai tavoli che contano e, poichè al peggio non c’è mai limite, il paese dello stivale sta attraversando ultimamente (e soprattutto in questi due ultimissimi anni) una delle più vergognose crisi di inettitudine concettuale di sempre dal punto di vista politico.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare. In un mondo che vira sempre più verso una globalizzante globalizzazione ( e anche questa volta, non è detto che la strada presa sia quella più vitale…) l’ Italia che avrebbe l’ opportunità di primeggiare e diventare la vera e propria roccaforte globale della  Qualità, arranca più per un fattore di “concetto” che non di effettivo valore.

L’ Italia, da sempre paese dei Comuni, dell’ individualismo creativo e geniale ma anche dell’ incapacità di fare cordata, annaspa senza sapere perchè. O meglio, viene fatta annaspare da una classe dirigente inettache non difende quel Paese il quale paga i lauti stipendi dei suoi dirigenti e da un’ Italia, serva e bigotta, che tiene il piede in due scarpe.

Da sussurrata cenerentola d’ Europa d’ inizio secolo scorso, l’ Italia sta diventando l’ indiscussa meretrice d’ Europa e d’ America.

Certo, perchè proprio in un momento in cui la sotto-qualità della globalizzazione sta invadendo il mondocome un incurabile virus, proprio adesso in cui l’ Italia avrebbe l’ opportunità dimostrare il valore della “Qualità” tout court, di schiacciare l’ acceleratore, prendersi la responsabilità del sorpasso qualitativo sugli altri competitors e insegnare qualcosa al mondo in termini di “valore”… ecco, proprio adesso l’ Italia degli eunuchi e dei lacchè viene tragicamente fuori in maniera dirompente e letale.

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Il pesce puzza dalla testa, purtoppo. In Italia, il pesce puzza soprattutto nella testa. Già, perchè i nostri grandi e invidiati mari bandiera blu che nei secoli hanno visto nascere illustri navigatori e lungimiranti idee (sempre svendute o addirittura rubate dall’ estero), e che oggi fanno da culla a un humus ricco di artigianalità di altissimo livello, di prodotti agroalimentari di sublime qualità e di imprenditori di invidiabile volontà e passione, vengono svenduti al miglior offerente e vengono offesi da mezzo mondo.
Un’ Italia violentata, svilita e derisa.

Perchè? Perchè non siamo in grado di essere un pò campanilisti come i nostri cugini d’ oltralpe? perchè non riusciamo ad essere un pò forti come i nostri ex-alleati teutonici? perchè non proviamo essere un pò indipendenti come i sudditi della Regina? o più semplicemente, perchè non vogliamo essere un pò più italiani, come ci hanno insegnato i nostri padri?

No. Noi ci guardiamo in giro per vedere quale erbetta è più verde e ci lasciamo distrarre da beghe di portineria, senza renderci conto che i nostri gioielli naturalistici muoiono lentamente e che sopra di noi i problemi reali vengono lasciati in mano a chi non ha nessuna intenzione di difendere le nostre parti.

Ahi serva Italia, diceva Dante quattro secoli fa.
Ahi stolta Italia, urla il tessuto lavorativo e imprenditoriale adesso. Perchè a furia di svendere e dismettere architettura, territori e identità nazionale, dovremmo renderci conto che è stata messa in saldo anche la nostra più pura essenza, il nostro orgoglio, la nostra dignità.

Il nostro Valore. La nostra Qualità.
Che è sostanzialmente la nostra linfa vitale. Senza di essa, l’ Italia non è niente.

Questo perchè a fronte di un tessuto produttivo intelligente e un ordito imprenditoriale volenteroso, c’è una trama politica lasca e di scadente qualità, che cozza irrimediabilmente contro il “saper fare” italiano, che rema contro e che umilia.

Importiamo di tutto. Esportiamo sempre di meno.
Ci lasciamo crivellare le nostre dogane. E lasciamo che vengano alzare barricate insormontabili dalle dogane estere.
Ci lasciamo umiliare da “made not in italy” e non sappiamo difendere il “made in Italy”

Ci siamo addirittura fatti fregare l’ italianissimo concetto tricolore di caffè espresso dalla spuria Nestlè…

E’ un problema concettuale. Un bieco e vergognoso problema di concetto, una sconcertante carenza di logica, una violenza impunita che nessuno ha la forza (o gli… attributi?) di far valere.

Ci lasciamo prevaricare dall’ estero globalizzato e, all’ offesa, rispondiamo con l’ incompetenza di chi ci governa.

Questa è la verità.
Questa è la verità. E io non voglio che questa sia l’ Italia.

scritto da Il Presidente di Biofilia

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A questo proposito, vi invito ad approfondire il tema dell’ Import-Export agroalimentare con due articoli di alto livello:

1. Agroalimentare Italiano: un potenziale ingabbiato di Domenico Marasco

2. Italia Food? Alt! Dogana di Francesco Condoluci

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